Tiroide di Hashimoto: il ruolo della dieta
Scopri come l'alimentazione può aiutare nel trattamento di questa condizione.
Cos'è la tiroidite di Hashimoto?
La tiroidite di Hashimoto è una condizione cronica di origine autoimmune che interessa la tiroide, la ghiandola a forma di farfalla alla base del collo: il sistema immunitario attacca i tessuti della ghiandola, che con il tempo produce meno ormoni [1]. Descritta per la prima volta nel 1912, è oggi la causa più frequente di ipotiroidismo [1] e riguarda circa il 5% della popolazione, con una netta prevalenza femminile [2].
Poiché la malattia avanza lentamente, la diagnosi arriva spesso a distanza dai primi segnali, di solito tra i 30 e i 50 anni [1]. I disturbi più comuni sono stanchezza marcata, aumento di peso, maggiore sensibilità al freddo, stitichezza, difficoltà di concentrazione, umore basso, pelle e capelli secchi, voce roca e cicli mestruali irregolari o abbondanti [1]. In alcuni casi la ghiandola aumenta di volume, un aspetto che il medico può approfondire con un'ecografia tiroidea [1].
La terapia di riferimento è la levotiroxina, in genere da assumere per tutta la vita, con esami del sangue periodici per verificare che il dosaggio sia corretto [1]. Un dettaglio pratico fa la differenza: il farmaco si prende a stomaco vuoto, 30-60 minuti prima del primo pasto, del caffè o del tè e di altri medicinali, e va distanziato dagli integratori di calcio e ferro, che ne riducono l'assorbimento [6].
Che ruolo ha l'alimentazione?
Modificare le abitudini a tavola non cura la tiroidite e non sostituisce la terapia. Può però accompagnarla, sostenendo il benessere generale e il controllo del peso. È utile sapere che le ricerche in questo campo sono ancora poche, condotte su campioni piccoli e con risultati eterogenei: le indicazioni che seguono vanno quindi prese come orientamenti, non come regole rigide [3].
Cosa portare in tavola
La base resta un'alimentazione varia e prevalentemente non processata: frutta e verdura di stagione, cereali integrali, legumi, pesce, uova, olio extravergine d'oliva, frutta secca e semi. Sono alimenti che apportano fibre, vitamine e grassi di buona qualità, utili a tutto l'organismo.
Sullo iodio serve una precisazione importante. È indispensabile per produrre gli ormoni tiroidei, ma un apporto eccessivo può favorire l'ipotiroidismo e alimentare la reazione autoimmune, e chi ha una tiroidite di Hashimoto è tra i più suscettibili [5]. Alghe marine e integratori a base di alghe ne contengono quantità molto alte e variabili, quindi è preferibile non assumerli di iniziativa: nella maggior parte dei casi un'alimentazione varia, con l'uso di sale iodato nelle quantità raccomandate, copre il fabbisogno [5].
Il selenio partecipa al metabolismo degli ormoni tiroidei. Una meta-analisi di studi randomizzati ha osservato che l'integrazione può ridurre il TSH e gli anticorpi anti-tireoperossidasi in chi non assume levotiroxina, senza però modificare gli ormoni tiroidei circolanti o il volume della ghiandola e senza un beneficio clinico dimostrato [4]. Le noci del Brasile ne sono una fonte concentrata, quindi bastano quantità piccole; ogni integrazione va concordata con chi ti segue [4].
Diete di esclusione: cosa dicono gli studi
Sul glutine le indicazioni sono più sfumate di quanto si legga spesso. Una meta-analisi di quattro studi su 87 persone con tiroidite di Hashimoto e senza celiachia ha rilevato alcuni segnali favorevoli sui parametri tiroidei, ma gli autori concludono che le prove non bastano per consigliare la dieta senza glutine a tutte le persone con questa diagnosi [2]. Ha invece senso parlarne con il medico se ci sono sintomi compatibili con la celiachia, che risulta più frequente in chi ha una tiroidite autoimmune [2].
Discorso simile per latticini e soia: gli studi disponibili sono pochi ed eterogenei e non permettono di raccomandare esclusioni generalizzate [3]. Prima di togliere interi gruppi di alimenti è preferibile un confronto con un professionista, per evitare carenze nutrizionali.
Un esempio di giornata
Un'idea di menù equilibrato, da adattare ai tuoi gusti e alle indicazioni ricevute:
- Colazione: porridge di avena con noci e frutti di bosco.
- Spuntino: una mela e un cucchiaino di burro di mandorle.
- Pranzo: insalata di quinoa con verdure fresche, avocado e tonno, condita con olio extravergine e limone.
- Merenda: carote e hummus di ceci.
- Cena: salmone alla griglia con asparagi e patate dolci al forno.
- Spuntino serale: yogurt naturale con mirtilli e semi di chia.
Quali risultati aspettarsi
Le risposte individuali variano e non esistono tempi prevedibili: gli studi disponibili sono troppo pochi per indicarne [3]. Il riferimento concreto restano gli esami del sangue periodici, che permettono di verificare l'andamento della funzione tiroidea insieme al medico [1]. Se hai dubbi sul percorso o vuoi costruire un piano alimentare su misura, può essere utile un confronto con l'endocrinologo o con un professionista della nutrizione.
Il contenuto fornito è solo a scopo informativo e non deve essere considerato un sostituto della diagnosi o del trattamento medico da parte di un professionista. Si sconsiglia l’autodiagnosi o il trattamento.
Fonti e bibliografia
- Underactive thyroid (hypothyroidism) (2025, NHS – National Health Service)
- Effect of gluten-free diet on autoimmune thyroiditis progression in patients with no symptoms or histology of celiac disease: a meta-analysis (2023, Tommaso Piticchio, Francesco Frasca, Pasqualino Malandrino et al. – Frontiers in Endocrinology)
- The Influence of Nutritional Intervention in the Treatment of Hashimoto's Thyroiditis – A Systematic Review (2023, Nutrients)
- Selenium Supplementation in Patients with Hashimoto Thyroiditis: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Clinical Trials (2024, Thyroid)
- Risks of Iodine Excess (2024, Endocrine Reviews – Endocrine Society)
- Levothyroxine: a medicine for an underactive thyroid (2026, NHS – National Health Service)
Contenuto a cura del team nutrizionale Doctolib.