Dieta chetogenica: come funziona
Scopri di più sulla sua efficacia, esempi pratici e possibili rischi
Cos'è la dieta chetogenica?
La dieta chetogenica, spesso chiamata anche dieta keto, è un modello alimentare caratterizzato da una forte riduzione dei carboidrati, da una maggiore presenza di grassi e da un apporto di proteine adeguato alle necessità individuali. La composizione può variare in base all'obiettivo e al contesto: non esiste quindi una sola dieta chetogenica con percentuali uguali per tutte le persone [1].
Questo approccio è stato utilizzato in ambito medico soprattutto per alcune forme di epilessia farmacoresistente, cioè non sufficientemente controllata dai farmaci, e resta oggi l'unico impiego sostenuto dalle linee guida [1,2]. Viene studiato anche per la gestione del peso e di alcune condizioni metaboliche, ma questi utilizzi richiedono una valutazione personalizzata e non equivalgono automaticamente a una terapia [1].
Come si attiva la chetosi?
In condizioni abituali, l'organismo utilizza soprattutto il glucosio come fonte di energia. Quando l'apporto di carboidrati si riduce in modo marcato, vengono utilizzate le riserve di glicogeno, una forma di deposito del glucosio presente soprattutto nel fegato e nei muscoli.
Successivamente, il fegato può trasformare una parte degli acidi grassi in molecole chiamate corpi chetonici, in un processo che prende il nome di chetogenesi. Quando i corpi chetonici aumentano nel sangue e vengono utilizzati come fonte energetica alternativa, si parla di chetosi nutrizionale [3], una condizione che si accompagna a valori di pH del sangue nella norma e che va distinta dalla chetoacidosi, ben più rara e caratterizzata invece da un'acidificazione del sangue [1].
I tempi per raggiungere questo stato variano da persona a persona e dipendono dall'apporto di carboidrati, dal metabolismo e dall'attività fisica. Anche la durata del percorso cambia in base all'obiettivo e viene definita insieme a un professionista: nelle terapie dietetiche chetogeniche per l'epilessia si tratta di periodi lunghi, accompagnati da controlli regolari e da una fase di sospensione graduale, mentre nei programmi rivolti alla gestione del peso le fasi sono in genere più brevi [1,2].
Quali sono i possibili benefici?
La dieta chetogenica può favorire una riduzione del peso, soprattutto nel breve periodo [4,5]. Il calo iniziale può dipendere anche dalla perdita di liquidi associata alla riduzione delle riserve di glicogeno e non corrisponde necessariamente a una perdita equivalente di massa grassa, che si osserva in modo più graduale nel tempo.
La diminuzione del peso può essere collegata a diversi fattori, tra cui la maggiore sazietà riferita da alcune persone, la riduzione spontanea dell'apporto calorico e la limitazione di alimenti ad alta densità energetica, ma non è corretto considerare la dieta chetogenica un metodo per "sbloccare il metabolismo" o per dimagrire rapidamente in modo garantito [5].
La riduzione dei carboidrati può diminuire la glicemia e il rilascio di insulina, però senza bloccare completamente la produzione di questo ormone. L'insulino-resistenza, cioè una ridotta risposta delle cellule all'insulina, può migliorare in alcuni contesti insieme alla perdita di peso e alla riduzione dell'apporto di carboidrati. Negli studi condotti su persone con diabete di tipo 2 e sovrappeso si osservano miglioramenti di emoglobina glicata e trigliceridi [4], mentre altre analisi indicano che il vantaggio rispetto a strategie alimentari differenti resta limitato e che i dati a lungo termine sono ancora pochi [6]. La dieta non elimina la necessità di seguire le indicazioni terapeutiche e, nelle persone con diabete, può richiedere un controllo della glicemia e un eventuale adeguamento dei farmaci.
Cosa mangiare e quali cibi limitare
Nella dieta chetogenica la quota di carboidrati è molto ridotta, in genere tra 20 e 50 grammi al giorno, mentre i grassi coprono la parte più consistente dell'energia quotidiana. Le proporzioni cambiano secondo la variante: nei protocolli usati per la gestione del peso i grassi rappresentano circa il 60-75% delle calorie, mentre nella forma classica impiegata in ambito neurologico possono arrivare intorno al 90%, con proteine e carboidrati ridotti al minimo [1].
Ecco come cambiano le abitudini a tavola:
- Gli alimenti da limitare: pane, pasta, riso, patate, biscotti e prodotti da forno escono dal quotidiano. Anche i legumi, pur avendo un buon profilo nutrizionale, apportano una quantità di carboidrati difficile da conciliare con questo schema, così come gran parte della frutta più zuccherina.
- Gli alimenti più presenti: lo spazio maggiore va ai grassi come l'olio extravergine d'oliva, il pesce azzurro, le noci, i semi oleosi e l'avocado, accompagnati da uova, carne e ortaggi poveri di amido, come zucchine, spinaci e verdure a foglia verde.
Tempistiche ed effetti collaterali: cos'è la "keto flu"?
Nelle prime settimane il calo di peso tende a essere più marcato, perché una parte riguarda i liquidi eliminati insieme alle riserve di glicogeno di fegato e muscoli. La riduzione della massa grassa si costruisce invece in modo più graduale nel tempo.
Il passaggio a questo tipo di alimentazione può portare con sé alcuni disturbi transitori, indicati come "influenza chetogenica" o keto flu: mal di testa, stanchezza, capogiri, nausea, alito dall'odore particolare e stitichezza sono tra i più frequenti e in genere si attenuano nell'arco di pochi giorni o settimane, man mano che l'organismo si adatta [1]. Nella maggior parte dei casi si tratta di sintomi lievi, gestibili con un'idratazione adeguata e un apporto sufficiente di sali minerali, da definire insieme al medico o al professionista che segue il percorso [1].
In quali situazioni non è indicata?
Seguita a lungo o impostata senza indicazioni personalizzate, la dieta chetogenica può comportare alcuni rischi. L'apporto ridotto di fibre incide sul benessere intestinale e la stitichezza è tra i disturbi più comuni, mentre tra le complicanze descritte nell'uso prolungato compaiono l'aumento della calciuria con possibile formazione di calcoli renali e carenze di vitamine e minerali [1].
Un consumo elevato di grassi saturi, come burro e carni lavorate, insieme alla minore quantità di fibre, può inoltre riflettersi sul profilo lipidico: diverse analisi segnalano un aumento del colesterolo LDL e le evidenze sul rapporto tra dieta chetogenica e salute cardiovascolare nel lungo periodo restano poco solide [1,5,7].
Esistono poi condizioni in cui questo schema alimentare non è indicato: pancreatite acuta o cronica, insufficienza epatica, alcuni disturbi del metabolismo dei grassi (come il deficit primario di carnitina), porfirie e deficit di piruvato chinasi. Non è raccomandato in gravidanza e in presenza di disturbi del comportamento alimentare, perché regole alimentari rigide e variazioni rapide di peso possono favorire una ricaduta [1].
Anche chi convive con il diabete merita un'attenzione dedicata. Con una terapia a base di insulina o di sulfaniluree, la riduzione dei carboidrati aumenta il rischio di ipoglicemia e i dosaggi vanno rivalutati insieme al medico; in chi assume inibitori del SGLT2 questo schema alimentare è invece da evitare, perché la combinazione aumenta in modo significativo il rischio di chetoacidosi diabetica, una complicanza seria che richiede assistenza medica tempestiva [1].
Come impostare un percorso in sicurezza
L'epilessia farmacoresistente resta l'unico impiego sostenuto dalle linee guida, mentre gli utilizzi per obesità, diabete e altre condizioni metaboliche sono ancora in fase di studio [1]. Se stai valutando un'alimentazione di questo tipo, può essere utile parlarne con il tuo medico o con un professionista della nutrizione: insieme è possibile capire se sia adatta alla tua situazione, individuare gli esami e i controlli opportuni e definire come gestire sia l'avvio sia la conclusione del percorso.
Il contenuto fornito è solo a scopo informativo e non deve essere considerato un sostituto della diagnosi o del trattamento medico da parte di un professionista. Si sconsiglia l’autodiagnosi o il trattamento.
Fonti e bibliografia
- The Ketogenic Diet: Clinical Applications, Evidence-based Indications, and Implementation (2026, Sharon F. Daley, Wajeed Masood, Pavan Annamaraju, Mahammed Z. Khan Suheb)
- Ketogenic diet for human diseases: the underlying mechanisms and potential for clinical implementations (2022, Hui Zhu, Dongdong Bi, Yifan Zhang et al.)
- Ketogenic Diet Benefits to Weight Loss, Glycemic Control, and Lipid Profiles in Overweight Patients With Type 2 Diabetes Mellitus: A Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials (2022, Chunyan Zhou, Meng Wang, Jun Liang, Guozhen He, Na Chen)
- Very low carbohydrate (ketogenic) diets in type 2 diabetes: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials (2022, Amber Parry-Strong et al.)
- Effects of ketogenic diet on health outcomes: an umbrella review of meta-analyses of randomized clinical trials (2023, Chanthawat Patikorn, Pantakarn Saidoung, T. Pham, Pochamana Phisalprapa, Yeong Yeh Lee, Karen A. Varady, Sajesh K. Veettil, Nathorn Chaiyakunapruk)
- Ketogenic dietary therapies in epilepsy: recommendations of the Italian League against Epilepsy Dietary Therapy Study Group (2023, Valentina De Giorgis et al.)
- Ketogenic diet and cardiovascular risk – state of the art review (2024, Joanna Popiołek-Kalisz)
Contenuto a cura del team nutrizionale Doctolib.